“La civiltà appenninica (omissis) è un aspetto della civiltà italica che venne delineandosi intorno alla fine del secondo millennio a.C. Essa ebbe (…) vari elementi precursori, come anche essa stessa non costituisce o prepara la civiltà italica nel suo complesso”. Fonte: Salvatore M. Puglisi, La civiltà appenninica.
Fu una civiltà di tipo pastorale, come è documentato dalle indagini archeologiche, che ha lasciato tracce soprattutto in corrispondenza dei valichi appenninici a bassa quota, al di sotto in particolare di 761 metri sul livello del mare, valichi che favorivano la transumanza delle greggi dai pascoli montani a quelli della pianura. Il periodo di diffusione può essere collocato tra il XVI e il XII secolo a.C.
Le principali zone sono costitute da insediamenti di capanne e rifugi in caverne, o da stazioni temporanee. I siti più settentrionali sono quelli di Villa Casarini e Toscanella Imolese; più a Sud il notevole gruppo delle stazioni marchigiane: Gole del Furlo, Spineto, Frasassi, Pianello di Genga, Sassoferrato e molte altre. Ai confini con l’Abruzzo si trovano i siti di Salmone e di Sant’Angelo. Verso la Puglia troviamo i siti garganici e quelli di Coppa Navigata, le caverne di Pulo di Molfetta, i villaggi di Scoglio del Tonno e altri. A ovest dell’Appennino troviamo la grotta di Asciano e quella di Cetona, poi le stazioni di Civitavecchia e Pian Sultano, quelle di Cittaducale e di Val di Varri. In Campania vi sono tracce a Capri e Ischia e nelle caverne di Pertosa, Zachito e Latronico. Esaminando la distribuzione geografica dei luoghi elencati, si nota che vi sono tre gruppi, uno settentrionale, uno centrale e uno meridionale, oltre alle tracce insulari. Questo non esclude che altre testimonianze vengano rinvenute nelle aree che oggi ne appaiono prive. Fonte: elaborazione da Salvatore M. Puglisi, La civiltà appenninica.